Ma… le Pagine Gialle servono?

“Ma… Devo rinnovare l’abbonamento a Pagine Gialle, che faccio?”

Ogni professionista del Marketing o della comunicazione prima o poi riceve questa domanda da un cliente. Chi di voi che fa marketing a Bergamo o nell’italica penisola non ha mai ricevuto questa domanda?

E’ un quesito che inquieta anche l’imprenditore più coraggioso: è l’horror vacui della gialla comunicazione. Se non sei sulle pagine gialle non esisti.

Ed ecco che anche l’imprenditore più oculato dal punto di vista economico alla fine si decide e sborsa migliaia di euro per un “servizio” del tutto inutile, e cioè essere in cima ad una directory nata sulla carta stampata e che ragion ancora come se il mondo non fosse radicalmente cambiato.

Uno mio sfogo? Forse sì. Ma da consulente diverse volte ho sentito le presentazioni degli agenti di Seat Pagine Gialle snocciolare nozioni superficiali si SEO, Adwords, e Web Design per convincere l’imprenditore che essere lì conta. Di solito il colpo vincente è assestato dal tabulato con le ricerche (mensili, annuali? Dipende…) per la zona geografica che hanno generato traffico web sul sito dell’imprenditore. Ed ecco il primo punto a favore della teoria “Pagine Gialle NO“.

1) Se (Mr. Yellow) sei convinto che la tua Directory generi business di per sé, perché fai leva sul traffico portato sul sito web del cliente? Ma anche se fosse… 100 click al mese con Adwords costano 30-40 €… come è possibile pagare un canone di migliaia di Euro per un traffico così limitato, e filtrato dalla Directory?

Eppure all’idea di perdere una sì misera visibilità molti imprenditori ancora cedono. E’ dunque giunto il momento di definire il secondo punto debole della directory:

2) la mancanza di libertà. Quale imprenditore infatti vorrebbe essere vincolato in toto ad un unico partner esterno per la propria visibilità dal web? Nessuno! Eppure le Pagine Gialle funzionano così: oggi esisti. Domani non vuoi più essere salassato? Scompari!

Quanto sopra non è la regola nel web: contenuti di valore, iscritti alla newsletter, Adwords e SEO rimangono nel tempo, perché le persone hanno cercato e trovato nel web una risposta, non la directory. Questa è la strada con il miglior rapporto investimento/beneficio sul web, e l’investimento medio richiesto da Pagine Gialle copre abbondantemente la creazione di un sito web e il suo mantenimento negli anni successivi.

Ma l’ultimo punto è quello che dovrebbe far comprendere anche ai più restii quanto sia bassa la competenza della gestione della comunicazione web di Pagine Gialle. Manca insomma la padronanza.

3) La padronanza del media web: la prova più lampante della mancanza di padronanza del media web da parte di Pagine Gialle è la scelta dei temi dell’ultima campagna TV,  e cioè piccole attività come lo studio di architettura o come la gelateria… Ma dico, chi di noi per farsi un gelato prima cerca sul web il sito della gelateria?? Ma scherziamo??

Lo spot incriminato:

Come si vede il messaggio è chiaro: nuova gelateria? Te lo facciamo e promuoviamo noi il tuo nuovo sito web… per riempirla di clienti! Peccato che in italia le ricerche di Google con la parola chiave gelateria siano irrisorie, e non legate alla ricerca di un punto vendita (ma piuttosto a info su brand o su come aprirne una):

marketing bergamo seat pagine gialle

Stesso discorso per il secondo tema della campagna TV, quello sullo studio di architettura.

Insomma, caro imprenditore, per riassumere: Pagine Gialle costa esponenzialmente di più, sceglie la TV per promuovere un servizio web, e sceglie il business meno adatto al media web come emblema della sua competenza (dati di Google alla mano).

E’ oggettivamente il partner giusto per la tua azienda? Forse no… anche perché guarda un po’ il numero di utenti che cerca “Pagine Gialle” in Google è inferiore rispetto a quelli che cercano la farmacia di turno 🙂 (vedere grafico sopra)!

Meditate gente, meditate.

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2 pensieri su “Ma… le Pagine Gialle servono?

  1. …e vogliamo parlare della millantata partnership con Google???
    Grazie per il bel post. Condivido in pieno e ne avrei da dire anche delle altre…
    Alberto

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