Il paradosso del non-marketing

Ovvero, esempi di non-marketing a Bergamo

Questo non è un post polemico. Questo non è uno sfogo. Questo non è marketing.

E’ una condivisione di un pensiero nell’etere del marketing, in cerca di confronto con altri navigatori.

Ma cominciamo il racconto: non so se vi è mai successo, in un momento di relax, di passare accanto ad un oggetto, una persona, una scritta, un cartello, insomma uno stimolo che vi riporta istantaneamente nella vostra forma mentis lavorativa.

A me succede, ed è accaduto anche oggi, lungo una pista ciclabile nel parco dei colli di Bergamo.

Tra un puff e un pant dovuti alla corsa mattutina, questo cartello ha colto la mia attenzione:

cartello non marketing bergamo

“Che c’è di male?” … penseranno i più … un cartello brandizzato per proteggere le colture di una ridente azienda agricola bergamasca!

Beh, dico io, a parte il dubbio su cosa possa mai essere coltivato a dicembre sui colli bergamaschi, in questo cartello ho visto l’emblema di quello che ritengo essere un’abitudine diffusa nelle aziende orobiche: il non marketing.

Secondo voi cosa è meglio mettere in un luogo di passaggio di possibili clienti? Un bel divieto d’accesso brandizzato, oppure un amichevole invito a procedere oltre per scoprire un mondo naturale nascosto ai più? Io dubbi non ne avrei..

E ne ho le prove!

Immaginate ora di trovarvi in un fiordo islandese, nel mezzo del nulla, dopo qualche ora di viaggio. Un po’ così:

IMG_9041

Reso l’idea? Molto più deserto dei Colli Bergamaschi insomma…

Dicevo, in questa situazione cosa fareste? Mettereste un bel divieto d’accesso per allontanare gli avventori che passano nelle prossimità della vostra azienda agricola? Sì?

Ecco, in quel momento ho vissuto l’essenza del marketing (che è il contrario del non marketing, per chi non lo avesse inteso :-)). Un distributore automatico locale di prodotti agricoli, self service e automatizzato al 100%:

IMG_9038

La macchina self da lontano…

IMG_9039

… e la tecnologia da vicino!

… succo di mirtilli fresco di giornata. jogurt fresco, bacche, infusi, bio e km zero, completo di cassa automatica (l’unica pecca, no credit cards…).

Conclusione

In conclusione il suggerimento del post è molto pratico: facilitare il più possibile i clienti nell’accedere ai nostri prodotti, al nostro mondo, facendoli sognare.

Non serve tecnologia, non serve “uscire dalla crisi che ci attanaglia dal 2008”.

Serve solo una naturale predisposizione all’ospitalità (qui l’etimologia della parola, che fa sempre bene).

Annunci

2 pensieri su “Il paradosso del non-marketing

  1. Caspita, quanto è vero!
    Da bergamasco soffro l’ottusità dei nostri “piccoli imprenditori” che non sono in grado di fare veramente accoglienza.
    La cosa disarmante in questo cartello è l’aver speso soldi per farlo “bello” e comunicare un messaggio di chiusura.
    Peccato!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...